Casa museo boschi di stefano

Un tesoro nascosto

Nel cuore di Milano

Non lontano da corso Buenos Aires a Milano nascosto tra i palazzi si nasconde un vero e proprio scrigno: un appartamento che ospita più di 2000 opere d’arte collezionate durante il corso del ‘900.

Il tesoro raccolto dalla coppia di coniugi Boschi Di Stefano oggi è ancora nel palazzo di via Jan dove la coppia ha abitato per più di quarant’anni.

Interno della casa Boschi di Stefano
Interno della casa Boschi di Stefano

Al secondo piano del palazzo Di Stefano oggi si trova la casa-museo dedicata ai due coniugi Boschi-Di Stefano che, nel 1988, donarono la proprietà del palazzo e il suo contenuto al comune di Milano.

La sensazione che si prova entrando nell’edificio è la stessa che si avrebbe nell’immaginare la vita di città negli anni venti. L’atmosfera si conserva perfettamente grazie agli interni originali come l’ascensore e le ringhiere in pieno stile Art Deco.

All’interno dell’appartamento si viene subito accolti dai ritratti di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano. Oggi delle 2000 opere possiamo ammirarne solo 300 che sono state selezionate e ricollocate all’interno della casa dalla curatrice Maria Teresa Fiorio.

Le opere seguono un ordine cronologico e sono collocate in 11 spazi espositivi (le stanze della casa), allestiti con mobilio originale dell’epoca.

Esterno del palazzo Boschi Di Stefano
Esterno del palazzo Boschi Di Stefano
Interno, Scale Boschi Di Stefano
Interno, Scale Boschi Di Stefano

Un museo non convenzionale

Nonostante la nuova sistemazione la casa non ha l’aspetto di un museo convenzionale. Le stanze sono state arredate con mobili “casalinghi” per ricreare un clima di accoglienza domestica. I quadri alle pareti non hanno tabelle descrittive, sono solamente accompagnati da numeri che si riflettono sulla mappa digitale che viene fornita all’ingresso.

Normalmente quando visitiamo un museo siamo spinti a concentrarci su una sola opera alla volta grazie all’ampio spazio che sulla parete viene dato ad ogni quadro. Qui, a casa Boschi-Di Stefano, le cose sono diverse. Ogni parete è sfruttata al meglio quasi per nascondere ogni centimetro quadro del muro. Il senso di disorientamento che si prova a prima vista è fortissimo. La scelta di posizionare le opere in questo modo è dettata semplicemente dal numero elevato di opere, ricordiamo infatti che oggi, delle 2000 opere che occupavano la casa durante il soggiorno dei due collezionisti, ne sono esposte solamente 300.

Corridoio, interno casa Boschi Di Stefano
Corridoio, interno casa Boschi Di Stefano
Studiolo, interno casa Boschi Di Stefano
Studiolo, interno casa Boschi Di Stefano

Tra le 11 stanze se ne contano anche due “monotematiche” dedicate a Mario Sironi e Lucio Fontana.

I coniugi in molti casi erano amici stretti degli artisti che componevano le opere che loro acquistavano e non era raro che diventassero anche loro finanziatori. Durante la loro vita non vendettero nemmeno un pezzo della loro collezione, perché  compravano solo pezzi che volevano veramente. L’amicizia con Fontana e Sironi fu quella più proficua, solo i due artisti insieme contano nella collezione 82 opere.

Inutile dire che non sono i soli due nomi degni di nota nella casa, per citarne alcuni:Giorgio Morandi (14 opere), Piero Manzoni (6 opere), Giorgio De Chirico (7 opere), Carlo Carrà (8 opere), Umberto Boccioni (3 opere), Pablo Picasso (1 opera), Amedeo Modigliani (1 opera) e moltissimi altri.

Stanza Sironi, interno casa Boschi Di Stefano
Stanza Sironi, interno casa Boschi Di Stefano
Stanza Fontana, interno casa Boschi Di Stefano
Stanza Fontana, interno casa Boschi Di Stefano

Un'opera che colpisce

Entrando nel salotto della coppia non si può restare indifferenti all’enorme quadro di De Chirico La scuola dei gladiatori: il combattimento. I due coniugi lo comprarono in Francia direttamente da Rosenberg (gallerista storico del pittore) e lo portarono in Italia addirittura arrotolato. Oggi il dipinto è appeso sulla stessa parete che i due collezionisti scelsero per lui nel 1939.

Il dipinto realizzato nel 1928, fu commissionato dallo stesso Rosenberg. Il quadro non ebbe grande successo tra i parigini perché venne interpretato come un’allegoria agli ideali fascisti. L’intento del pittore però è differente. I gladiatori sono gracili, combattono in un ambiente asettico (quasi privo di importanza) ammucchiati in un momento di caos. 

De Chirico con questa opera volle schernire l’ideale fascita del potere romano ma per lungo tempo venne frainteso.

I coniugi gli dedicarono la parete del salotto, usato per gli incontri culturali con gli artisti e i musicisti più importanti dell’epoca.

Salotto, dettaglio "La scuola dei gladiatori" di G. De Chirico, interno casa Boschi Di Stefano

Nella casa senza dubbio si trova un tesoro, una preziosa testimonianza artistica degli anni del ‘900. Marieda Di Stefano e Antonio Boschi, due persone che grazie alla loro passione ci hanno permesso di ammirare il meglio che l’arte italiana del secolo scorso aveva da offrire. Hanno finanziato e collezionato opere di artisti che di lì a poco avrebbero scritto la storia dell’arte, forse anche grazie a loro.

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